Mario Pannunzio: La tattica di Togliatti

Mario Pannunzio

articolo del gennaio 1946

Il congresso del partito comunista si avvia alla chiusura. …
Ci sia concesso esprimere fin da ora qualche impressione. Qualche impressione soltanto; non possiamo disporre né di numeri a quattro pagine, né dell’attenzione organizzata dei nostri lettori.
Quel che appare a prima vista evidente è che il partito comunista, a differenza di altri partiti, vuol dare a intendere che relega tranquillamente in soffitta, insieme a Marx, i grandi principi, gli ideali rivoluzionari, i propositi accesi. L’importante, oggi, è affrontare le elezioni, rafforzare il partito, tranquillare i candidi. Sono questi i problemi immediati. Altro che riforme strutturali, programmi sovvertitori, intransigenze verbali! L’ideale comunista è oggi un ideale, per così dire, piccolo borghese; consiste nel far stretta economia e nel metter su casa: un ideale insomma, molto limitato, che si esaurisce nella impostazione esclusivamente tattica di una politica realistica, prudente nelle enunciazioni, ipocrita nel linguaggio.
….È la tattica «moderata» di Togliatti, tanto più valida oggi a pochi mesi dalle elezioni. Gli esperimenti e gli assaggi di questi ultimi tempi hanno dimostrato quanto sia svantaggioso, per il partito, il verbalismo diciannovista. Indossati vestiti borghesi, i comunisti cercano di confondersi tra la folla. Resta a vedere se ci riusciranno.
….Oggi, il comunismo non fa questioni di religioni, di filosofia, di principii. Tutti possono trovare accoglienza nel partito comunista, pur che accettino integralmente il programma politico. Sarà loro perfino accordato il diritto di sbagliare: la misericordia comunista ha braccia ben larghe.
…Oggi il partito comunista è un partito moderato. Oggi; ma domani? Se l’oggi dovesse prolungarsi indefinitamente, se la democrazia comunista non fosse «progressiva» ma soltanto democrazia, non ci sarebbe bisogno che il partito comunista fosse un partito comunista.
…Il partito comunista s’inganna credendo d’ingannare gli italiani. Dio ci salvi dal voler innalzare lo spauracchio del comunismo. Sappiamo quel che realmente i comunisti vogliono, e non li temiamo per questo. Chiediamo soltanto che siano sinceri e parlino, a noi che di totalitarismi purtroppo ne abbiamo sofferto, come si conviene alle loro dottrine e ai loro propositi, parlino insomma da comunisti, come noi parliamo da liberali. E non ci rubino il vocabolario, per fini elettorali, e non si atteggino a legittimi eredi di Giolitti e del liberalismo.
…Metodico, paziente, mortificante è il piano tattico del partito comunista: disgregare e annientare gli avversari, usando a volta a volta le armi della legalità e quelle della illegalità, il sorriso e il randello. Prima tappa è la disgregazione del più diretto avversario, il partito socialista. I comunisti hanno già spalancato la bocca, come il serpente dinanzi alla mangusta: tocca alla mangusta saltarci dentro d’un colpo.
…Non esiste una scuola in Russia di tattica comunista? I partiti totalitari imparano gli uni dagli altri gli ultimi ritrovati della tecnica. La nuova tecnica comunista insegna che non c’è più bisogno di rivoluzioni. Basta la minaccia delle rivoluzioni, il lontano sentore che potrebbero anche scoppiare. Al potere oggi si va coi mezzi legali. Un giorno al potere, impareranno gli avversari cosa s’intende per legalità e quale sia l’accezione progressiva del termine democrazia.

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