La Classe politica (alcune righe di G.Mosca)

 

…accade immancabilmente, o almeno è accaduto finora in tutte le società discretamente numerose ed ap­pena arrivate ad un certo grado di cultura, che la classe politica non giustifica esclusivamente il suo potere col solo possesso di fatto, ma cerca di dare ad esso una base morale ed anche legale, facendolo scaturire come conse­guenza necessaria di dottrine e credenze generalmente riconosciute ed accettate nella società che essa dirige. Così, ad es., in una società fortemente imbevuta dallo spirito cristiano, la classe politica governa per volontà del sovrano, il quale, alla sua volta, regna perché è l’unto del Signore. Anche nelle società maomettane l’autorità politica è esercitata direttamente in nome del califfo, os­sia vicario del Profeta, o in nome di colui che dal califfo ha ricevuto una investitura tacita od espressa.

 

…. Si può dire anzi che tutta la storia dell’umanità civile si riassume nella lotta fra la tendenza, che hanno gli elementi dominatori a monopolizzare stabilmente le forze politiche ed a tra­smetterne ereditariamente il possesso ai loro figli, e la tendenza, che pure esiste, verso lo spostamento di queste forze e l’affermazione di forze nuove, la quale produce un continuo lavorio di endosmosi ed esosmosi fra la classe alta e alcune frazioni di quelle basse. Decadono poi im­mancabilmente le classi politiche ogni qualvolta non pos­sono più esercitare le qualità per le quali arrivarono al potere, o quando non possono rendere più il servizio sociale che rendevano o le loro qualità ed i servizi che rèndono perdono ogni importanza nell’ambiente sociale in cui vivono.

Il primo di essi consiste nella facile constatazione che in ogni organismo politico vi è sempre una persona che è capo della gerarchia di tutta la classe politica e dirige ciò che si chiama il timone dello stato. Questa persona non sempre è quella che legalmente avrebbe il supremo potere, alle volte anzi, accanto al re od all’imperatore ereditario vi è un primo ministro o un maestro di palazzo che ha un potere effettivo maggiore di quello del sovrano, od, in luogo del presidente elettivo, governa l’uomo poli­tico influente, che l’ha fatto eleggere

Il secondo fatto è anch’esso di facile percezione, per­ché qualunque sia il tipo di organizzazione sociale, age­volmente si può constatare che la pressione proveniente dal malcontento della massa dei governati, le passioni da cui essa è agitata possono esercitare una certa influenza sull’indirizzo della classe politica.

Ma l’uomo che è a capo dello stato non potrebbe certo governare senza l’appoggio di una classe dirigente che i suoi ordini fa eseguire e rispettare, e se egli può far sentire il peso della sua possanza ad uno od a pa­recchi dei singoli individui, che a questa classe apparten­gono, non può certo urtarla nel suo complesso e distrug­gerla. Giacché, dato che ciò fosse possibile, dovrebbe su­bito ricostituirne un’altra, senza di che la sua azione sarebbe completamente annullata.

E d’altra parte, ammesso anche che il malcontento delle masse riuscisse a detro­nizzare la classe dirigente, dovrebbe necessariamente tro­varsi, come più avanti meglio dimostreremo, nel seno delle masse stesse un’altra minoranza organizzata, che all’ufficio di detta classe adempisse. Altrimenti qualunque organizzazione e qualunque compagine sociale sarebbe distrutta.

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